Mozione nr. d'ordine 9
Stefano Molena
Mozione per l’adozione di azioni e provvedimenti amministrativi per contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, adesione alla rete RE.A.DY
PREMESSO:
• che l’art. 9 del TFUE, Trattato per il funzionamento dell’Unione Europea, individua sei fattori di discriminazione che le istituzioni comunitaria devono impegnarsi a combattere: il sesso, la razza e l’origine etnica, la religione e le convinzioni personali, gli handicap, l’età e le tendenze sessuali;
• che l’art. 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che vieta “qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle, l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione le convinzioni personali, le opinioni politiche o qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o l’orientamento sessuale;
• la comunicazione della Commissione Europea denominata “Strategia quadro per la non discriminazione a per la parità di opportunità per tutti” e le decisioni del Consiglio e del Parlamento europeo che hanno istituito l’ Anno Europea per la parità di opportunità per tutti, verso una società più giusta - 2007” (Decisione n. 771/2006/CEE), l’“Anno Europeo del dialogo interculturale - 2008 (Decisione n. 1983/2006/EC) e l’Anno europeo della lotta alla povertà e all’inclusione sociale - 2010” (Decisione n. 1098/20’08/CE) che intendono promuovere una società che favorisca le pari opportunità;
• il Libro Verde del maggio 2004 della Commissione Europea stabilisce che i principi di parità di trattamento e non discriminazione siano al centro del modello sociale europeo rappresentando i valori fondamentali dell’individuo;
• che l’art. 3 della Costituzione Italiana, nel sancire i principi di uguaglianza formale e sostanziale, afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali” e che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
CONSIDERATO CHE:
• da diversi anni le Amministrazioni locali e regionali hanno avviato politiche per favorire l’inclusione sociale delle cittadine e dei cittadini LGBTQ+ (persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali/trans gender), sviluppando azioni e promuovendo atti e provvedimenti amministrativi per contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere;
• in Italia le persone LGBTQ+ non godono ancora di pieno e reale diritto di cittadinanza e vivono situazioni di discriminazione nei diversi ambiti della vita familiare, sociale e lavorativa a causa del perdurare di una culturale condizionata dai pregiudizi;
• risulta, pertanto, essenziale l’azione delle Pubbliche Amministrazioni per promuovere, sul piano locale, politiche che sappiano rispondere ai bisogni delle persone LGBTQ+, contribuendo a migliorarne la qualità di vita e creando un clima sociale di rispetto e di confronto libero da pregiudizi;
• nel 2006 è stata istituita la Rete RE.A.DY (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni Antidiscriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) su proposta del comune di Torino e Roma, nell’ambito del Convegno “Città Amiche”, per promuovere culture e Politiche delle differenze e sviluppare azioni di contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere;
• obiettivo della Rete è individuare e diffondere politiche di inclusione sociale per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e trans gender realizzate dalle pubbliche amministrazioni a livello locale, contribuendo così alla diffusione delle best practices su tutto il territorio nazionale a supporto delle pubbliche amministrazioni nella realizzazione di attività rivolte alla promozione ed al riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQ+;
• la creazione di tale rete è stata la prima occasione in Italia che ha visto diversi Enti Locali lavorare in sinergia per promuovere culture e politiche delle differenze e sviluppare azioni di contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, e alla Rete RE.A.DY guardano con attenzioni anche alle Istituzioni internazionali, in particolare l’Agenzia dell’Unione europea per i Diritti Fondamentali (FRA);
• ad oggi sono più di 60 le amministrazioni locali che hanno aderito alla Carta d’Intenti dell’Associazione RE.A.DY
DATO ATT CHE l’adesione alla Rete RE.A.DY non comporterà oneri finanziari a carico dell’Ente
IL CONSIGLIO METROPOLITANO DI VENEZIA
Impegna il Sindaco Metropolitano di Venezia ad aderire alla carta d’intenti RE.A.DY (Rete nazionale delle Pubbliche amministrazioni Antidiscriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) che si allega al presente atto quale parte integrante e sostanziale;
Stefano Molena, Emanuele Rosteghin, Maria Rosa Pavanello, Monica Sambo, Francesco Rizzante del Gruppo “Insieme per la Città Metropolitana”, Andrea Danieletto del Gruppo “Movimento Civico”
Città Metropolitana di Venezia